Ritrovare il proprio passato.

- Image by cbibeep via Flickr
Da anni cerco di capire la psicologia delle persone che hanno la propria vita, attaccata alle cose, persone che vivono immerse nei ricordi, accompagnate da oggetti di ogni tipo.
Conservare tutto, da una vecchia scatola di caramelle, ai jeans oramai logori, indossati al primo appuntamento. Cosa ci porta a legare e incollare la nostra vita a questi oggetti? La senzazione riprovata, nel guardare, accarezzare, odorare, quell’oggetto che ci ricorda un momento particolare della nostra vita.
Per esperienza, posso dire che non solo, si tende a conservare le cose che ci ricordano il nostro passato, ma ricercare quelli perduti, è ancora più emozionante e stimolante, è come andare alla ricerca dell’amato perduto.
I mercati delle pulci, brulicano di persone che scavando tra le migliaia di cose, cercano quelle perse o mai avute ma desiderate, che sono impresse nei propri ricordi, come immagini sbiadite. Ritrovarle, significa tante volte, ritrovare un pezzo di se stessi, un emozione antica che riprovata a volte dopo decenni, provoca una tempesta di adrenalina unica.
Noi abbiamo bisogno di oggetti, che accompagnano la nostra vita, perchè segnano il tempo vissuto, ma nello stesso tempo si pongono come veri testimoni del nostro essere.
Chi vende oggetti usati, particolari e vecchi, non sempre si rende conto del servizio, che rende .
Internet, ha aiutato molto la ricerca delle cose perdute e oggi più che mai, è favorita, specialmente online, l’idea di proporre oggetti di ogni tipo: usati, logori, antichi, rotti, banali o di affermato prestigio.
Chi propone questo tipo di ” mercanzia” in realtà, non offre l’oggetto in se per se, ma dovrebbe comprendere che in realtà vende emozioni, emozioni chiuse in uno scrigno.
Bisogna quindi, trattare ogni oggetto, non per il valore magari che può avere, ma come vera medicina per la mente dei ricercatori di emozioni perdute.
Dal lancio ufficiale, de ” Al Mercato delle pulci ” ho visto storcere il naso a molti sul web, perchè il nome stesso dato al progetto, potrebbe far intendere a qualcosa di lurido, da vuotacantine, da rigattiere e comunque non adatto alle figure professionali.
Non vogliamo essere fregiati con l’attributo onorifico, ci riteniamo, venditori di emozioni perdute e questo non è poco. Non è da tutti scatenare senzazioni ed emozioni, non siamo commercianti di oggetti morti, anche se antichi o di prestigio, ma siamo persone che amano ciò che toccano sapendo che qualsiasi cosa ritrovata, ha un anima e un energia che solo chi desidera riaccarezzarla, può liberare anche a distanza di anni.
Luigi Del Monaco
![Reblog this post [with Zemanta]](http://img.zemanta.com/reblog_e.png?x-id=c1a209c6-591e-4a31-9149-7e8dc25e45ca)
Credo sia molto difficile capire “la psicologia delle persone che hanno la propria vita, attaccata alle cose, persone che vivono immerse nei ricordi, accompagnate da oggetti di ogni tipo”; ma ho avuto un barlume quando ho pensato al contrario…forse queste persone non sono attacate agli oggetti; forse la consapevolezza dell’impermanenza su questa terra li spinge…ci spinge…a raccogliere questi “ricordi materiali” per trasmetterli al futuro che non sarà nostro ma che potrà godere delle informazioni che noi gli inviamo sotto forma di oggetti raccolti e custoditi. Forse…