Porcellane: Falsi e copie (parte 1)
Da molto tempo l’amore e l’arte ha fatto nascere falsi e copie. Fin dal Rinascimento il mondo delle porcellane è segnato dalle copie. Questo perchè molto spesso le opere richieste erano troppo poco numerose per il numero di collezionisti.

- Image by stileartedesign via Flickr
Normalmente la fabbricazione dei falsi è legata al desiderio di procurarsi denaro in maniera illecita. Ma ci fu un’epoca in Europa durante la quale le copie, accanto al numero insufficiente di opere autentiche, traducevano il livello artistico raggiunto da un paese, una nazione o una società, in un preciso momento della sua storia.
E perciò abbiamo assistito nel XIX secolo ad uno sbocciare di copie. Trattasi spesso di opere di specialisti, perfettamente realizzate sia dal punto di vista tecnico sia da quello artistico.
Nel campo della porcellana, i falsari non sembrerebbero avere seguito uno scopo così disinteressato. Il loro fine, non confessato certo, era di ingannare i collezionisti per proprio tornaconto. In paragone agli altri campi artistici, il mondo dell’arte della porcellana, ha conosciuto le copie molto tardi. Nella seconda metà del XIX secolo solamente hanno invaso il mercato. La moda dell’eclettismo aveva fatto nascere il gusto degli oggetti antichi, per la decorazione degli interni. La porcellana aveva una parte importante nelle vetrine: i pezzi antichi delle manifatture più celebri raggiunsero prezzi proibitivi. I collezionisti erano numerosi, l’offerta non copriva la richiesta: un largo campo di attività si aprì per i falsari. I collezionisti di fresca data erano felici di poter acquistare per le loro residenze dei Meissen, dei Sevres, tutti falsi spesso, e non solo opera di artigiani isolati che eseguivano solo un’ordinazione particolare ma anche frutto della produzione corrente di fabbriche specializzate.
I falsari isolati non avevano il materiale appropriato per poter realizzare completamente la copia. Prendevano dunque un pezzo già esistente ed apportavano delle modifiche. Utilizzavano per questo molti procedimenti: il primo consisteva nel dipingere un pezzo bianco, sprovvisto di decorazioni, portante la marca di una fabbrica conosciuta. Il secondo consisteva nel completare la decorazione di un pezzo uscito da una manifattura ben precisa, affinchè il suo ornamento sembrasse più ricco. Il terzo consisteva nel togliere o ricoprire la marca di una fabbrica qualsiasi, sostituendola con quella di una manifattura più celebre. Il primo metodo di falsificazione si spiega facilmente: durante la seconda metà del XIX secolo, si poteva trovare un’abbondanza di porcellana bianca a buon mercato, proveniente da ogni sorta di fabbrica.
Meissen, Vienna e molte altre, non appena in difficoltà economiche, producevano nel passato a una specie di saldi che avevano le forme più diverse; lotterie, vendite all’asta; ci fu anche un decreto di Federico II, nel XVIII secolo, che per ristabilire le finanze della manifattura di Berlino, decise che gli ebrei avrebbero dovuto comprare porcellane in occasione del loro matrimonio. Il falsario comprava dunque questo o quel pezzo rimasto bianco ed imitava la decorazione di un periodo prestigioso della manifattura con più o meno estro. La qualità di questi falsi varia: le pitture possono essere notevoli o mediocri.
Se questi tipi di falsificazione sono effettuati da un abile falsario, il collezionista deve risolvere un problema molto difficile.
Solo una conoscenza precisa dello stile e della decorazione della manifattura come i processi di fabbricazione, possono aiutarlo a risolverlo.
Ma di questo ne riparleremo nella seconda parte, tra circa una settimana.
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